Il tema è quello dell’irrilevanza dell’attività dei consiglieri e delle consigliere comunali, vuoi che siano parte delle maggioranza o parte delle minoranze, rispetto alle delibere del Consiglio Comunale. *
- La prima è l’irrilevanza della minoranza, anzi delle minoranze, nella formazione delle delibere proposte dal Sindaco e dalla Giunta. Ore passate in commissione e poi ore passate in Consiglio per arrivare all’unico risultato possibile: l’approvazione di tutte le delibere proposte dalla maggioranza, anzi la doppia approvazione, prima in commissione e poi in Consiglio.
- L’altra è l’irrilevanza della maggioranza, o meglio, l’irrilevanza della presenza dei Consiglieri della maggioranza. Mentre le minoranze si affannano a proporre modifiche o integrazioni e a chiedere chiarimenti, ma, almeno, interloquiscono con Sindaco e Assessore/i, la maggioranza può solo aspettare. Con 15 voti della maggioranza e 9 a disposizione delle minoranze, non c’è altro che da attendere che arrivi il momento per ribadire nelle dichiarazioni di voto che le delibere sono buone e giuste e quindi dichiarare il voto incondizionatamente favorevole.
In questa liturgia, le uniche cose non codificate sono le “domande di attualità”, rivolte dalle minoranze al Sindaco e alla Giunta, gli ordini del giorno, e gli interventi estemporanei o celebrativi (ormai non c’è giorno del calendario che non sia “la giornata nazionale o internazionale per qualcosa”…). Interventi che, molte volte, sembrano fatti più per lo “streaming” che per informare o coinvolgere le persone presenti in aula.
Per preparare l’ultimo Consiglio – quello del 27 Marzo – durato circa 5 ore e conclusosi intorno alle 22 – è stato necessario riunire nei giorni precedenti le tre commissioni consigliari per discutere i vai punti all’odg.. Riunire commissioni e Consiglio ha grosse implicazioni in termini di attività di segreteria, di portineria, di spostamenti, di assenze dai luoghi di lavoro per la partecipazione di Consigliere e Consiglieri, di verbalizzazione ecc. ecc. Ore, e ore e ore e risorse umane e materiali per ottenere il risultato assolutamente già prefigurato: l’approvazione a maggioranza, prima nelle commissioni e poi in Consiglio, di tutte le delibere presentate dalla “governance”. Una liturgia, appunto.
Non so se vada peggio alle minoranze impegnate in un lavoro di Sisifo o alla maggioranza costretta, a sua volta, a resistere pazientemente fino a che il signor Sisifo abbia finito, anche se Sisifo, si sa, non finisce mai.
(*) caveat: il post si riferisce esclusivamente alla liturgia della operatività del Consiglio Comunale non alle attività che possono avere luogo – sperabilmente – altrove e con altri esiti)